«Istruzione, lavoro, libertà»: la voce delle donne afghane a Piacenza,Razia Ehsani.

«Istruzione, lavoro, libertà»: la voce delle donne afghane a Piacenza

A cinque anni dalla caduta dell’Afghanistan sotto il controllo dei Talebani, il 20 agosto 2026 la città di Piacenza ha ospitato l’incontro «Istruzione, lavoro, libertà». L’iniziativa ha riportato al centro dell’attenzione la situazione delle donne afghane e la violazione sistematica dei loro diritti.

L’evento è stato organizzato da Amnesty International Piacenza, in collaborazione con l’associazione «Mondo Aperto» e «Cinemaniaci», e ha offerto un’occasione di confronto sulle restrizioni imposte dal regime talebano alle donne e alle ragazze, nonché sulla necessità di sostenere la loro lotta per la libertà.

Tra gli ospiti era presente anche NEDA – Donne afghane per l’uguaglianza, un’associazione fondata da donne afghane arrivate in Italia dopo il 2021, impegnata nella difesa dei diritti delle donne afghane e nella sensibilizzazione della società civile italiana e delle istituzioni internazionali.

All’incontro hanno partecipato Lidia Gardella, in rappresentanza di Amnesty International Piacenza, Rita Parenti, presidente di Mondo Aperto, e Gianluca Sgambuzzi, per Cinemaniaci. La discussione è stata moderata da Valeria Laffeni.

La voce delle donne afghane

Tra le principali relatrici dell’incontro vi è stata Razia Ehsani, presidente di NEDA, che ha condiviso esperienze e testimonianze sulla situazione dell’Afghanistan sotto il controllo dei Talebani e sulle condizioni delle donne e delle ragazze.

«In una situazione in cui le donne afghane sono private dei loro diritti fondamentali sotto il dominio dei Talebani, noi siamo qui per portare la loro voce al mondo.»

Ehsani ha invitato le donne e la società civile italiana a schierarsi al fianco delle donne afghane e ad aumentare la pressione sulle organizzazioni per i diritti umani e sulla comunità internazionale. Ha spiegato che l’obiettivo è difendere i diritti sottratti dal regime talebano e creare le condizioni affinché le donne possano tornare a partecipare alla vita sociale, politica e civile.

La presidente di NEDA ha inoltre ricordato la storia delle lotte delle donne italiane per la conquista dei propri diritti:

«Sappiamo che le donne italiane hanno combattuto per anni per conquistare i propri diritti. Sappiamo che sono donne forti e che possono comprendere il dolore e la lotta delle donne afghane. La loro solidarietà con le donne afghane è per noi una grande forza.»

La crisi dell’accesso alle cure

Nel corso del suo intervento, Razia Ehsani ha richiamato anche l’attenzione sulla grave crisi dell’accesso ai servizi sanitari in Afghanistan e sulle difficoltà che molte donne incontrano nel ricevere cure mediche.

Ha spiegato che le restrizioni imposte alle donne, insieme alla situazione sempre più difficile del sistema sanitario, fanno sì che molte donne afghane non riescano ad accedere ai servizi di cui hanno bisogno. Per questo, una parte delle attività di sostegno di NEDA cerca di rispondere anche a questa emergenza.

In questo ambito, la dottoressa Nessa Mohammadi, vicepresidente di NEDA, offre consulenze mediche online alle donne che si trovano in Afghanistan e che non hanno accesso ai servizi sanitari. Attraverso questo servizio, NEDA cerca di garantire un primo orientamento e un supporto medico alle donne che altrimenti rischierebbero di rimanere senza assistenza.

Si tratta di un esempio concreto di come le donne afghane che vivono all’estero possano continuare a sostenere quelle rimaste in Afghanistan, trasformando la solidarietà in un aiuto diretto e concreto.

No alla normalizzazione del regime talebano

Ehsani ha inoltre messo in guardia dal rischio di normalizzare e legittimare i Talebani attraverso la loro partecipazione a incontri e contesti internazionali.

Ha sottolineato che non è accettabile trattare come un interlocutore ordinario un regime che continua a privare le donne dei loro diritti fondamentali e a reprimere la popolazione.

Secondo NEDA, finché in Afghanistan continueranno le gravi violazioni dei diritti umani e delle libertà fondamentali, i Talebani non dovrebbero essere accolti come rappresentanti normali e legittimi.

«Non possiamo restare in silenzio»

Nel corso del dibattito, Valeria Laffeni ha richiamato l’attenzione sull’inasprimento delle leggi e delle restrizioni discriminatorie imposte dai Talebani alle donne negli ultimi cinque anni.

La moderatrice ha sottolineato che il silenzio non è un’opzione accettabile e che manifestazioni, proteste e iniziative della società civile possono continuare a portare le richieste delle donne afghane all’attenzione delle Nazioni Unite, del Parlamento europeo e delle altre istituzioni internazionali.

Dall’incontro è emerso che la condizione delle donne afghane non riguarda soltanto l’Afghanistan, ma costituisce una questione globale che richiede una risposta da parte della società civile, delle organizzazioni per i diritti umani e delle istituzioni internazionali.

La proiezione del film «No Good Men»

La serata si è conclusa con la proiezione del film «No Good Men», diretto dalla regista afghana Shahrbanoo Sadat, accolto con grande interesse dal pubblico presente.

L’opera racconta le pressioni, le esperienze e le difficoltà che le donne afghane affrontano in una società patriarcale e tradizionale, concentrandosi sulle minacce alla sicurezza, sulle pressioni sociali e sulle conseguenze della situazione politica degli ultimi anni.

Il film «No Good Men», prodotto nel 2024 e realizzato in Germania, è stato presentato il 12 febbraio 2026 come film d’apertura della 76ª edizione della Berlinale, nella sezione Special Gala.

L’iniziativa di Piacenza ha così riunito testimonianza, confronto e cinema, creando uno spazio per dare ascolto alla voce delle donne afghane e per esprimere la solidarietà della società civile italiana.

Il messaggio principale dell’incontro è stato chiaro: istruzione, lavoro e libertà non sono privilegi, ma diritti fondamentali.

La voce delle donne afghane non deve essere messa a tacere. Deve essere ascoltata, sostenuta e portata in tutto il mondo.

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