Dasht-e Barchi, testimone del genocidio degli Hazara
L’esplosione alla scuola Sham-e Hedayat
Il 17 agosto 2026, alle ore 16:30, mentre bambini e adolescenti, ragazze e ragazzi, stavano uscendo dalla scuola Sham-e Hedayat, nel quartiere Madiha di Dasht-e Barchi, nella parte occidentale di Kabul, una forte esplosione ha sconvolto l’area della scuola.
Secondo le informazioni raccolte da fonti locali, almeno 52 studenti, bambini e adolescenti, sono rimasti uccisi o feriti. Alcuni residenti hanno riferito inizialmente della morte di due bambini. Nei giorni successivi sono inoltre emerse informazioni sulla morte di un bambino di cinque anni, Amir Ali Dawoodi.
Amir Ali era nato dopo vent’anni di cure e trattamenti a cui i suoi genitori si erano sottoposti nella speranza di avere un figlio. La sua vita, appena iniziata, è stata spezzata dall’esplosione alla scuola Sham-e Hedayat.
Versioni contrastanti sull’esplosione
Subito dopo l’esplosione, i Talebani hanno inizialmente affermato che l’attacco avrebbe potuto essere opera di Daesh/ISIS.
Successivamente, tuttavia, hanno presentato una versione completamente diversa dei fatti. Secondo questa ricostruzione, un bambino avrebbe trovato all’esterno della scuola una granata inesplosa, l’avrebbe portata all’interno e, mentre giocava con l’ordigno, questo sarebbe esploso accidentalmente.
Questa versione è stata ripresa anche da diverse emittenti televisive presenti in Afghanistan, che operano in un contesto caratterizzato da forte censura e controllo da parte dei Talebani.
Tuttavia, secondo testimonianze raccolte tra i residenti della zona, due testimoni oculari che si trovavano nei pressi della scuola avrebbero riferito di aver visto due persone in motocicletta lanciare due granate a mano all’interno del cortile della scuola, proprio nel momento in cui gli studenti stavano uscendo, per poi fuggire.
Queste testimonianze sollevano interrogativi sulla versione ufficiale fornita dalle autorità talebane.
Le telecamere di sicurezza
Un altro elemento controverso riguarda le telecamere di sicurezza installate nella zona.
Secondo quanto riferito dai residenti, dal 2025 i Talebani avrebbero imposto agli abitanti di Dasht-e Barchi il pagamento di somme considerevoli per l’installazione di telecamere di sicurezza nelle strade e nei vicoli del quartiere.
Eppure, dopo l’esplosione alla scuola Sham-e Hedayat, le autorità talebane hanno affermato che le telecamere situate davanti alla scuola erano guaste e che, per questo motivo, non sarebbe stato possibile ottenere immagini utili per identificare i responsabili o ricostruire l’accaduto.
La situazione solleva una domanda fondamentale: come è possibile che, in un’area sottoposta a un sistema di sorveglianza così esteso, le telecamere davanti a una scuola colpita da un’esplosione risultino improvvisamente inutilizzabili?
Arresti e pressioni sui testimoni
Nei giorni successivi all’esplosione, secondo le informazioni ricevute da residenti della zona che hanno chiesto di rimanere anonimi, i Talebani hanno arrestato Salem Samim, direttore della scuola, un insegnante e il padre di due studenti.
Secondo le stesse fonti, uno degli studenti avrebbe raccontato di aver visto qualcosa essere lanciato all’interno della scuola, seguito immediatamente dall’esplosione.
Nella notte del 18 agosto, i Talebani avrebbero prelevato dalla loro abitazione questo studente insieme ai suoi genitori. Secondo le informazioni successivamente ricevute, lo studente e i suoi genitori sarebbero stati rilasciati il 20 agosto.
Questi arresti, soprattutto quello di persone che potrebbero essere testimoni dell’accaduto, sollevano serie preoccupazioni sulla trasparenza dell’indagine e sulla possibilità per i testimoni di raccontare liberamente ciò che hanno visto.
Una domanda ancora senza risposta
La versione secondo cui un bambino avrebbe trovato all’esterno della scuola un ordigno inesploso e lo avrebbe portato all’interno continua a essere presentata dai media afghani controllati o sottoposti alla censura dei Talebani.
Ma rimangono molte domande.
Può un singolo ordigno inesploso, presumibilmente trovato da un bambino e portato all’interno della scuola, provocare un’esplosione capace di ferire almeno 52 bambini e adolescenti?
E perché esistono testimonianze oculari che parlano di due persone in motocicletta che avrebbero lanciato due granate nel cortile della scuola?
Sono interrogativi che richiedono un’indagine indipendente, trasparente e credibile.
Dasht-e Barchi: una lunga storia di violenza contro gli Hazara
L’esplosione alla scuola Sham-e Hedayat non può essere considerata isolatamente.
Dasht-e Barchi, nella parte occidentale di Kabul, è un’area abitata prevalentemente da Hazara e musulmani sciiti ed è da anni teatro di attacchi contro la popolazione civile.
Tra il 2016 e il 2026, la popolazione di Dasht-e Barchi ha assistito a numerosi attacchi contro scuole e centri educativi, studenti e studentesse, ospedali, luoghi di culto, centri sportivi frequentati da giovani Hazara e mezzi di trasporto pubblico.
Tra gli episodi più drammatici vi sono stati attacchi contro scuole e centri educativi frequentati da ragazze, attentati contro luoghi di culto sciiti, attacchi contro strutture sanitarie e l’uso di ordigni esplosivi contro autobus e automobili.
Questi attacchi hanno provocato nel corso degli anni centinaia di morti e feriti.
Per la popolazione Hazara di Dasht-e Barchi, quindi, l’esplosione del 17 agosto 2026 riporta alla memoria una lunga serie di attacchi e di vittime.
Cinque anni di promesse di sicurezza
Quando i Talebani hanno preso il potere in Afghanistan nell’agosto 2021, hanno promesso amnistia generale e sicurezza in tutto il Paese.
Cinque anni dopo, tuttavia, la popolazione Hazara continua a vivere sotto la minaccia della violenza.
Secondo diverse organizzazioni e fonti che monitorano la situazione, negli anni successivi alla presa del potere dei Talebani sono stati registrati numerosi attacchi contro la popolazione Hazara, compresi attentati suicidi ed esplosioni in luoghi frequentati da civili.
La persistenza di questi attacchi solleva gravi interrogativi sull’effettiva capacità o volontà delle autorità de facto di proteggere le comunità vulnerabili.
La reazione della comunità internazionale
L’esplosione alla scuola Sham-e Hedayat ha provocato reazioni da parte di diverse organizzazioni e istituzioni internazionali.
Tra coloro che hanno espresso preoccupazione e condanna figurano Richard Bennett, Relatore Speciale delle Nazioni Unite sulla situazione dei diritti umani in Afghanistan, la Missione di assistenza delle Nazioni Unite in Afghanistan (UNAMA), UNICEF e la Delegazione dell’Unione Europea in Afghanistan.
Anche l’Unione Europea ha condannato con fermezza l’esplosione alla scuola Sham-e Hedayat, esprimendo profonda preoccupazione per l’attacco e per la sicurezza dei bambini.
Giustizia e verità per le vittime
L’attacco alla scuola Sham-e Hedayat rappresenta non soltanto una tragedia per le famiglie delle vittime, ma anche un nuovo episodio che deve essere analizzato nel contesto della lunga persecuzione e della violenza subita dalla popolazione Hazara.
Le famiglie hanno diritto a conoscere la verità.
I bambini hanno diritto alla vita, all’istruzione e alla sicurezza.
I testimoni hanno diritto a parlare senza paura.
E le vittime hanno diritto alla giustizia.
Per questo è necessaria un’indagine indipendente, imparziale e trasparente, che permetta di accertare le responsabilità dell’esplosione del 17 agosto 2026, identificare gli autori e garantire che le vittime e le loro famiglie non vengano dimenticate.
Dasht-e Barchi non può continuare a essere un luogo in cui bambini e bambine pagano con la propria vita il prezzo della discriminazione e della violenza.
La comunità internazionale non deve limitarsi a esprimere condoglianze. Deve agire per proteggere la popolazione civile, prevenire ulteriori attacchi e garantire giustizia, responsabilità e protezione per la comunità Hazara e per tutti i cittadini afghani vulnerabili.
Scritta: Razia Ehsani- giornalista


