Zakiya Ahmad, giovane donna hazara è entrata nella storia conquistando il Monte Everest, 24-05-2026

Zakiya Ahmad, conosciuta anche con il nome di “River”, giovane donna hazara è entrata nella storia conquistando il Monte Everest e diventando la prima donna afghana a raggiungere il punto più alto della Terra.

Secondo TRT World, Zakiya ha raggiunto la vetta di 8.848 metri nella mattina di giovedì 21 maggio 2026, accompagnata da due guide nepalesi nella regione del Khumbu, in Nepal. Una scalata che non rappresenta soltanto un’impresa sportiva, ma anche un messaggio potente per milioni di donne afghane che vivono tra repressione e silenzio.

Questo straordinario traguardo arriva in un momento particolarmente oscuro per l’Afghanistan, a quattro anni dal ritorno dei talebani al potere. In questi anni, donne e ragazze sono state private dei diritti più fondamentali: dall’istruzione al lavoro, fino alla libertà di partecipare alla vita sociale. Proprio in questi giorni, inoltre, i talebani hanno diffuso nuove norme volte a legittimare i matrimoni infantili, suscitando nuove preoccupazioni tra gli attivisti per i diritti umani.

In questo contesto, vedere il nome di una donna afghana brillare sulla cima dell’Everest assume un significato che va ben oltre la montagna. Zakiya Ahmad, costretta a lasciare l’Afghanistan dopo il ritorno dei talebani e oggi residente in Australia, è conosciuta non solo come alpinista, ma anche come rifugiata afghana e attivista per i diritti umani.

Con i suoi passi decisi sulle pendici dell’Everest, Zakiya ha sfidato i muri della paura, del silenzio e dell’oppressione, dimostrando al mondo che la donna afghana è ancora in piedi, continua a resistere e non ha rinunciato al sogno della libertà.

La conquista dell’Everest da parte di Zakiya Ahmad viene oggi considerata un simbolo di resistenza per tutte quelle donne che, nei Paesi segnati da guerre ed estremismi, lottano ogni giorno per il diritto alla vita, all’istruzione e alla dignità umana. Il suo nome ormai non appartiene soltanto alle montagne, ma anche alla memoria e alla speranza di un’intera generazione.

IMG_9956 (1)

Torna in alto