Comunicato di 114 organizzazioni e movimenti di protesta delle #donne_afghane
Negare la resistenza delle donne è un tentativo di perpetuare l’apartheid di genere
In occasione della Giornata internazionale delle donne (8 marzo), 114 organizzazioni e movimenti di protesta delle donne afghane hanno pubblicato una dichiarazione congiunta affermando che negare l’esistenza della resistenza delle donne all’interno dell’Afghanistan rappresenta un tentativo di ripulire l’immagine del terrorismo e di normalizzare l’apartheid di genere imposto dal regime talebano.
La dichiarazione è stata pubblicata in risposta alle recenti affermazioni di alcuni rappresentanti dell’Unione Europea secondo cui all’interno dell’Afghanistan non esisterebbe alcuna opposizione al regime dei talebani. Le organizzazioni firmatarie sottolineano che tali affermazioni ignorano deliberatamente la brutale repressione e la sistematica violenza esercitata contro le donne e i movimenti di protesta nel paese.
Secondo il comunicato, la normalizzazione della situazione in Afghanistan da parte di alcuni funzionari internazionali costituisce un tentativo per aprire la strada alla legittimazione politica dei talebani e rappresenta un insulto ai sacrifici delle donne che hanno resistito alla repressione nelle strade, nelle prigioni e nella vita quotidiana sotto il regime talebano.
Le organizzazioni firmatarie invitano l’Unione Europea ad ascoltare la voce delle donne che protestano all’interno e all’esterno dell’Afghanistan e a prendere in considerazione i rapporti del Relatore Speciale delle Nazioni Unite per l’Afghanistan, invece di ripetere narrazioni che minimizzano la repressione.
La dichiarazione sottolinea che affermare che “non esiste opposizione” significa ignorare il sangue versato, le detenzioni arbitrarie e le torture sistematiche nelle prigioni dei servizi di sicurezza talebani.
Le organizzazioni chiedono inoltre alla Corte Penale Internazionale di perseguire i più alti responsabili del regime talebano per crimini contro l’umanità e per apartheid di genere.
Nel comunicato si afferma anche che qualsiasi processo o incontro internazionale sull’Afghanistan che si svolga senza la partecipazione reale delle donne e dei movimenti di protesta non può essere considerato legittimo e i suoi risultati non rappresenteranno il popolo afghano.
Secondo la dichiarazione, l’Afghanistan celebra quest’anno l’8 marzo mentre le donne si trovano all’incrocio tra cancellazione sistematica e oblio globale. La situazione attuale non rappresenta soltanto privazione dei diritti, ma un tentativo strutturale di negare alle donne la dignità umana e il diritto stesso di esistere.
Il comunicato afferma inoltre che il silenzio forzato dei cittadini non è il risultato di consenso, ma la conseguenza di un sistema di repressione che ha eliminato ogni possibilità di protesta.
Le organizzazioni ricordano che la cosiddetta “Legge sulla promozione della virtù e la prevenzione del vizio”, introdotta nell’agosto 2024, proibisce alle donne di mostrare il proprio volto e persino la propria voce nello spazio pubblico, escludendole di fatto dalla vita sociale e civile.
Secondo la dichiarazione, tali politiche costituiscono un chiaro esempio di apartheid di genere e rappresentano una violazione flagrante delle convenzioni internazionali sui diritti delle donne.
Infine, le organizzazioni avvertono che la comunità internazionale non deve ignorare la resistenza delle donne afghane e invitano governi e istituzioni internazionali a sostenere con decisione la lotta contro il regime di discriminazione sistematica imposto dai talebani.
#EndGenderApartheidInAfghanistan


