Kabul, quattro anni dopo la caduta: la voce della libertà al crocevia della storia, Rahiel Saya

Kabul, quattro anni dopo la caduta: la voce della libertà al crocevia della storia

Alcuni attivisti civili, giornalisti, rappresentanti di enti sociali e politici italiani hanno partecipato a un incontro dal titolo «Kabul, quattro anni dopo la caduta: la voce della libertà al crocevia della storia», tenutosi presso la Biblioteca del Senato della Repubblica Italiana.
I relatori hanno sottolineato la necessità di sostenere i rifugiati afghani, di mantenere viva l’attenzione mediatica sulla crisi in Afghanistan e di rispettare i diritti umani nel Paese, avvertendo che il risveglio civile dei cittadini afghani è oggi minacciato dal silenzio della comunità internazionale.

Mercoledì 5 novembre 2025, nella Sala Giovanni Spadolini della Biblioteca del Senato, a Roma, si è svolto questo incontro, organizzato in collaborazione con le associazioni Demos, Democrazia Solidale e Associazione Sociale e Culturale Nowruz, con il patrocinio del Senato della Repubblica Italiana.

La moderazione è stata affidata a Paolo Ciani, vicecapogruppo del Partito Democratico alla Camera dei Deputati e segretario generale della Coalizione Solidarietà Democratica. Hanno partecipato numerose personalità politiche, giornalisti, attivisti civili e rappresentanti di enti sociali e umanitari.

All’inizio, Dawood Yousefi, rifugiato afghano, attivista culturale e membro dell’associazione Nowruz, ha parlato della situazione attuale del popolo afghano, in particolare delle donne, soffermandosi sulle discriminazioni linguistiche, etniche e razziali presenti nella società afghana. Ha inoltre denunciato i rimpatri forzati di rifugiati afghani da Iran e Pakistan, definendoli preoccupanti e contrari ai principi umanitari.

Successivamente, Luciana Borsatti, giornalista italiana di lunga esperienza, ha parlato della condizione dell’Afghanistan e delle donne afghane. Ricordando le crisi che affliggono il Paese, ha aggiunto a proposito dei recenti terremoti:
«I giorni passano, ma ancora nessuno riesce a raggiungere i feriti. In regioni come Kunar, da anni mancano perfino i servizi sanitari di base e gli ospedali funzionanti».

Borsatti ha inoltre ricordato l’espulsione forzata di oltre sei milioni di afghani da Iran e Pakistan, sottolineando che anche la guerra tra Iran e Israele ha avuto un impatto significativo su questo processo.

Luciana Zannella, insegnante e politica del partito Europa Verde, ha raccontato la sua esperienza di viaggio in Afghanistan, definendo le donne afghane simbolo di lotta e resistenza. Ha aggiunto:
«Nella città in cui vivo, Venezia, vedo una grande comunità di afghani: persone che vivono qui da anni, che sono diventate cittadine italiane o che sono arrivate di recente. Sono riuscite a integrarsi e a dare un’immagine positiva del popolo afghano».

Daniela Pompei, della Comunità di Sant’Egidio e responsabile dei servizi per migranti e rifugiati, ha parlato della situazione dei rifugiati afghani in Italia, sottolineando la necessità di sostenere coloro che sono fuggiti dalle violenze.
«Come organizzazione – ha detto – abbiamo sempre cercato di facilitare il trasferimento di chi si trova realmente in pericolo. Per noi è fondamentale prorogare i progetti dei corridoi umanitari (corridoi umanitari) e continuare a mostrare solidarietà».

Guido D’Ubaldo, presidente dell’Ordine dei Giornalisti del Lazio, ha ribadito l’importanza di mantenere viva la copertura mediatica e l’attenzione dell’opinione pubblica sulla crisi afghana:
«Sappiamo che oggi anche la libertà di stampa in Italia è sotto pressione, ma cerchiamo di non rinunciare al nostro dovere professionale di raccontare la verità».

Daniele Giacomini, responsabile dello sviluppo e delle operazioni dell’organizzazione Emergency, ha illustrato le attività pluriennali dell’ente nelle varie province afghane, parlando delle difficoltà legate agli aiuti umanitari e alla crisi del sistema sanitario nel Paese.

Rossana Rabianno, capo del Dipartimento per le libertà civili e l’immigrazione del Ministero dell’Interno, ha parlato della relazione tra le politiche migratorie e la situazione umanitaria dei rifugiati afghani:
«Dal crollo della Repubblica Islamica dell’Afghanistan, il 15 agosto 2021, il nostro Ministero ha sempre cercato, direttamente o indirettamente, di collaborare e offrire sostegno ai cittadini afghani».

Successivamente, Sohrab Heidari, presidente dell’Associazione Sociale e Culturale Nowruz, ha dichiarato:
«Il titolo dell’incontro di oggi, L’Afghanistan tra libertà e diritti in un bivio storico, non è una semplice formula retorica, ma riflette fedelmente la realtà che viviamo. Da un lato esiste un risveglio civile – una rete di cittadini, donne, giornalisti e attivisti che cercano di mantenere viva la speranza – e dall’altro, incombe il pericolo del trionfo del silenzio. Noi, come osservatori esterni, dobbiamo decidere da che parte vogliamo stare».

Infine, Paolo Ciani, nel suo intervento conclusivo, ha sottolineato:
«Non dimentichiamo l’Afghanistan. Il suo popolo continua a lottare per i diritti umani più elementari».
Ha aggiunto:
«Continueremo a collaborare per costruire un futuro migliore per il popolo afghano».

Rahiel Saya

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