Noi donne, attiviste civili e politiche, difensore dei diritti umani, accademiche e rappresentanti delle comunità di minoranze e dei rifugiati, nel quarto anniversario della consegna dell’Afghanistan al gruppo terroristico Taliban, emettiamo questa risoluzione con profonda preoccupazione per la situazione attuale del paese e per il pericoloso processo di legittimazione di questo gruppo terroristico.
Dalla nuova presa di potere dei Taliban, le donne sono state completamente escluse dall’istruzione, dal lavoro e dalla vita pubblica; i bambini sono costretti ad apprendere dottrine terroristiche; decine di gruppi terroristici regionali e internazionali operano liberamente in Afghanistan; la libertà di espressione è stata distrutta e le varie fasce della popolazione afgana, in particolare le diverse etnie e confessioni religiose, affrontano discriminazione strutturale, esproprio delle terre, violenza sistematica e migrazioni forzate. Milioni di persone sono state costrette a migrare, vivendo in condizioni difficili e instabili, minacciate di espulsione o arresto in diversi paesi. Migliaia di ex membri delle forze armate, attivisti politici e giornalisti sono perseguitati, arrestati e uccisi.
Secondo i principi della Carta delle Nazioni Unite, della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, delle Convenzioni di Ginevra e della Convenzione sull’Eliminazione di Ogni Forma di Discriminazione contro le Donne (CEDAW), le azioni dei Taliban, inclusi l’apartheid di genere, l’eliminazione delle minoranze e le violenze mirate, possono essere considerate, nell’ambito dell’articolo 7 dello Statuto della Corte Penale Internazionale (CPI), come «crimini contro l’umanità e terrorismo strutturale».
Lanciamo un avvertimento: qualsiasi interazione o collaborazione che normalizzi i rapporti con i Taliban equivale a legittimare i crimini di questo gruppo terroristico. I governi che scelgono tale percorso non solo violano la loro responsabilità internazionale, ma contribuiscono a rafforzare un regime terroristico.
Chiediamo che:
Nessuno Stato riconosca i Taliban e che il gruppo rimanga nella lista dei gruppi terroristici.
Le politiche dei Taliban nei confronti delle donne siano riconosciute come un vero e proprio apartheid di genere. I paesi e le corti internazionali hanno il dovere di riconoscere ufficialmente il regime di apartheid in Afghanistan.
I paesi democratici siano obbligati a riconoscere i crimini di guerra e i crimini contro l’umanità commessi dai Taliban e a perseguirli tramite i tribunali internazionali.
Ogni forma di sostegno finanziario ai leader terroristici dei Taliban sia interrotta e che gli aiuti umanitari all’Afghanistan siano distribuiti attraverso meccanismi trasparenti e responsabili.
I paesi ospitanti evitino il rimpatrio forzato dei rifugiati afghani e formulino le loro politiche migratorie basandosi sul sostegno a donne, bambini e attivisti.
Nazioni Unite, Corte Penale Internazionale e organismi per i diritti umani creino meccanismi immediati e vincolanti per perseguire i crimini dei Taliban e sostenere le vittime e le famiglie in pericolo.
I governi, invece di interagire con i Taliban, inizino il dialogo con il popolo afgano e raggiungano un accordo su un meccanismo di governo transitorio con la partecipazione della società civile afgana.
Non riconoscete i Taliban
#DontRecognizeTaliban





