Dichiarazione congiunta di 114 enti, movimenti civili e associazioni
di condanna dell’apartheid di genere, della schiavitù e dei crimini contro l’umanità in Afghanistan,
alla luce del recente Regolamento Penale dei Talebani
Indirizzata a:
la Corte Penale Internazionale, il Consiglio dei Diritti Umani delle Nazioni Unite, l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Diritti Umani, gli Stati membri delle Nazioni Unite, l’Unione Europea e la comunità internazionale
Noi, firmatari della presente dichiarazione, esprimendo profonda preoccupazione per la situazione catastrofica dei diritti umani in Afghanistan, in particolare per la repressione sistematica e mirata delle donne e delle minoranze, condanniamo fermamente le politiche, le leggi e le pratiche imposte dal gruppo dei Talebani che hanno portato alla totale esclusione delle donne dalla vita sociale, educativa, lavorativa e pubblica. Queste azioni hanno deliberatamente e in modo organizzato distrutto la vita di milioni di donne e ragazze, esponendole a violenza strutturale, povertà, arresti domiciliari, matrimoni forzati e alla totale privazione della dignità umana.
Facendo riferimento al Regolamento Penale dei tribunali talebani e alla Legge per la Promozione della Virtù e la Prevenzione del Vizio, approvata nell’agosto 2024, sottolineiamo il verificarsi di crimini estesi, sistematici e organizzati contro l’umanità in Afghanistan. La Legge per la Promozione della Virtù e la Prevenzione del Vizio, attraverso l’emanazione di decine di decreti disumani, ha privato le donne afghane dei diritti umani più elementari, imponendo loro la copertura totale del corpo e del volto, il divieto di far sentire la propria voce nello spazio pubblico e la restrizione assoluta della libertà di movimento senza un accompagnatore maschio (mahram). Tali politiche, istituendo un sistema istituzionalizzato di dominio, segregazione ed esclusione di genere, presentano tutti gli elementi dell’apartheid di genere e, ai sensi dell’articolo 7 dello Statuto di Roma della Corte Penale Internazionale, costituiscono un chiaro crimine contro l’umanità.
Il Regolamento Penale dei tribunali talebani, dividendo la società in quattro classi — ulema, notabili, classe media e classe inferiore — e determinando le pene in base allo status sociale delle persone piuttosto che alla natura del reato, viola completamente il principio di uguaglianza di tutti davanti alla legge. Inoltre, l’uso del termine “schiavo” e la previsione della possibilità di esecuzione della pena da parte del proprietario conferiscono una legittimazione legale alla schiavitù, in palese violazione della Convenzione sulla schiavitù del 1926, della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, della Convenzione sull’eliminazione di tutte le forme di discriminazione contro le donne e del Patto Internazionale sui Diritti Civili e Politici.
Questo regolamento, inoltre, qualificando i seguaci delle scuole giuridiche non hanafite come “eretici”, intensifica la discriminazione religiosa; concedendo l’autorità di infliggere punizioni arbitrarie e collettive senza la prova di un reato individuale, elimina il diritto a un giusto processo; stabilendo le pene sulla base della personalità e dello status dell’autore anziché sulla natura del reato, viola i principi della giustizia penale; autorizzando l’uccisione di oppositori ideologici e di coloro che, secondo i Talebani, “difendono qualcosa di contrario all’Islam”, minaccia sistematicamente il diritto alla vita; proibendo qualsiasi interpretazione ed esercizio di ijtihad religioso, reprime la libertà di pensiero e di espressione; e attraverso una criminalizzazione vaga e priva di definizioni precise, viola integralmente i principi di legalità del reato e della pena e la presunzione di innocenza. L’insieme di queste disposizioni costituisce una violazione ampia e grave dei diritti umani fondamentali, inclusi il diritto alla vita, la libertà di religione, la libertà di espressione e il diritto a un equo processo, e comprende tutti gli elementi del crimine contro l’umanità.
Alla luce di quanto sopra, chiediamo alla comunità internazionale di:
sollecitare la Corte Penale Internazionale ad avviare indagini complete e indipendenti con l’obiettivo di perseguire penalmente i funzionari talebani;
riconoscere ufficialmente tali politiche e azioni come crimini contro l’umanità e come apartheid di genere;
non riconoscere il gruppo dei Talebani come governo legittimo dell’Afghanistan;
imporre sanzioni mirate ed efficaci contro i leader e gli esecutori di queste politiche;
garantire sostegno, protezione e asilo alle donne, alle ragazze e ad altre persone colpite.
Chiediamo inoltre agli Stati di tenere seriamente in considerazione, nelle proprie riunioni e decisioni, la situazione dell’Afghanistan e le nuove leggi e politiche dei Talebani, adottando le misure necessarie per la tutela dei diritti umani; e all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite e al Consiglio di Sicurezza di condannare ufficialmente tali azioni e di istituire un meccanismo indipendente e internazionale per la documentazione e il perseguimento di questi crimini.
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